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Resoconto semiserio dell’edizione 2005 della “Alla Scoperta di antichi Castelli”
L’inverno del nostro scontento inizia alle 7.00 del 18 settembre
quando, aprendo le imposte al nuovo giorno, veniamo investiti da raffiche di vento e pioggia – un uragano tropicale in miniatura, con temperature da
brivido. Infilando pile e scarponi diamo inizio subito a una propiziatoria danza del sole, senza esito immediato, ahinoi! Ma, siccome la speranza è
l’ultima a morire, per tutto il tragitto verso la selva oscura continuiamo a battere il piede libero dai pedali, in un omaggio riverenziale al grande
Ra, dio del sole, sequestrato da qualche parte nel cosmo.
Porta principale del Castello Carrarese! Per me si va nella città
dolente, per me si va nell’eterno dolore. Ahi Este, vituperio delle genti! Le aliene Clio e Subaru e Skoda hanno invaso la nostra terra promessa(dal
sindaco), dove stamani non scorrono latte e miele, ma litanie da scaricatore di porto marsigliese. L’Assessore, presto, l’Assessore! Evaporato? E’
una vergogna, un insulto, un’onta da lavare col sangue!
Soltanto una taciturna e solitaria Citroen Taction Avant, vestita a
lutto per l’occasione, si staglia contro gli alberi gocciolanti un po’ più in là, ad indicare che c’è un raduno, sì, “Alla ‘Scoperta’ di Antichi
Castelli”, con almeno un iscritto presente: il fedele Pierangelo (e consorte).
Grande agitazione, conciliaboli, minacce di occupazione, di fuga, di
suicidio, di omicidio, di strage! Ma ecco che, nel tepore del Bar Feudo, fra aromi di caffè scontati e cornetti alla crema, si materializza Flavio,
deus ex machina, che, novello Mosè, spartisce le acque del Mar Rosso. Possiamo parcheggiare le nostre anticate signore a lato di orribili linee
aerodinamiche contemporanee, partorite da un design perverso. Gnente sarìa pexo. E così baciamo il suolo del giardino del Castello, come papi giunti
in terre straniere.
Bene! Ma il cellulare del Capo Carlo non conosce tregua: i ritirati, i
senza polso, fegato, impermeabile. Pusillanimi! Lo sapete che, dopo tutto il lavoro organizzativo, le signore presentano evidenti sintomi di
depressione bipolare e i consiglieri zebedei ipertrofici? Nello scoramento generale, però, si avanza un pulcino fradicio su un cavallo azzurro. O è
il principe azzurro su una Salmson del ’29? Evviva! Una “scoperta” c’è! Il titolo della manifestazione è salvo!
Cominciamo a bardarci con tesserini numerati e cartelli vari. Si
affaccia l’immancabile Genesio sulla sua 1500. Tenace infaticabile e arrapato, come sempre. O.K. siamo solo 25 macchine (ma il moltiplicatore di pani
e pesci riuscirebbe a duplicarle?), più apripista, scorta e scopa. Ma è d’obbligo festeggiare. Su, andiamo dall’Antonella a farci un’ombra di
Chardonnay dei colli Euganei! Così, belli come il sole che non c’è, sfiliamo fieri come indomiti cavalieri fra le verdi colline lucide di pioggia.
Festosa accoglienza a “La Roccola”: gotti a gogò e larghi sorrisi. “I
signori della Jaguar spengano i fari per favore – nessuno ha voglia di spingere la divina bianca fino ad Arquà.” Arquà! Doveva essere il trionfo di
Cesare dopo la vittoria sui Galli. Invece si presentano, fatidiche, le idi di marzo – una tragica coltellata all’orgoglio. L’autunno precoce richiama
a caminetti accesi e vin brulè dietro i vetri appannati. Nessuna celebrazione di fasti ad Arquà – solo il silenzio di antichi muri grigi e di un
poeta immortale.
Sulle gibbose scale del Castello del Catajo bisogna aggrapparsi per non
scivolare, ma i ricchi cromatismi degli affreschi sembrano rischiarare la giornata meteorologicamente tetra. Aspettate, c’è da visitare anche il
meraviglioso giardino! Capo Carlo è perentorio ed irremovibile: via! Via a Due Carrare, dove finalmente ci viene riconosciuto generosamente l’onore
che pensiamo di meritare. Glorioso carosello in piazza, targhe ricordo e fiori, strette di mano e sorrisi stupiti. Sindaco in testa, vigilessa
professionale e compìta, squadra festante di donatori, l’estroso del villaggio che ruba uno scatto dal predellino dalla Rolls del’31. Grazie, Due
Carrare, terra di gente straordinaria, genuina, commossa e commovente, indimenticabile.
A San Pelagio tutto è pronto per il sontuoso banchetto. Accoglienza
cordiale ed impeccabile. Pranzare in un castello è sempre emozionante, anche senza fantasmi. Ma qui ci sono anche quelli: i quaranta dispersi della
vigilia, che aleggiano sul risotto al limone, sulla spalla di vitello ed il carpaccio di frutta; che si mimetizzano nel rubino del vino; che si
acquattano nel chiacchiericcio degli astanti. E che si materializzano, con sommo spavento e disperazione dell’economo, al momento del conto. Un
deguello! Non possiamo lavare i piatti a turno per compensare, oppure lasciare Gigi in ostaggio? Scappare con l’argenteria o almeno con l’altra
spalla di vitello? Lasciamo stare va’, adesso tocca alle premiazioni. E poi, all’uscita, se non lo sapete, c’è il metal-vitell-detector!
Ricchi premi e cotillon per le nostre signore d’epoca: alla più anziana un vasone, alla più miliardaria un vaso,
alla più elegante un vasetto, alla più sderenata un vasino! E poi discorsi di encomio e ringraziamento, fiori per le omonime esaurite, targhe per i
buoni samaritani. cestoni di consolazione per tutti. La festa si sta avviando al suo inevitabile epilogo, ma qualcuno, instancabile, si libra ancora
nell’ultimo volo della giornata dentro il Museo dell’Aria ricordando i fasti del Centenario del Dirigibile di Schio. Il sole, dispettoso, tuttora si
nega.
Con un po’ di malinconia si accendono i motori sotto i salici piangenti
– una misteriosa forza centrifuga proietta ognuno di noi in una diversa direzione. “Alla ‘Scoperta’ di Antichi Castelli” si conclude anche per
quest’anno…
Grazie per averci sostenuti, capitani coraggiosi e prodi navigatori
senza paura. Fra un anno ci rivedremo, la data è già decisa: sarà il 1° ottobre e sarà sicuramente mare piatto, sole raggiante e cieli blu.
Sonia D’Adam
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